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Il Tacchino? si chiama Biru!

Percorrendo la Strada Reale dei Vini Torinesi si possono fare molteplici esperienze che non derivano solo dalla degustazione degli ottimi vini DOC e DOCG, dalla naturalità e dalla squisitezza dei suoi prodotti e delle ricette tipiche tradizionali, dalla lunga storia e dalle tante bellezze naturali ma, molte volte, ci si imbatte in sorprendenti curiosità.

Una di queste è sicuramente offerta dalla frazione di Marcorengo, piccolo delizioso paese adagiato sul colmo di una collina ed è già di per se molto particolare se si pensa che si trova alla punta estrema della Provincia di Torino ed a poca distanza iniziano altre tre Province: Asti, Alessandria e Vercelli.

Scopriamo questa piccola gemma incastonata sulle Colline del Po andando a trovare Dario Re, proprietario e ‘anima’ dell’agriturismo ” La Locanda del Biru ” ed è proprio questa denominazione che ci incuriosisce: cosa sarà mai il ” Biru “?

Dario ci mostra un il suo logo e così scopriamo che Biru è un altro nome, quello più usato e conosciuto è Pitu, che in Piemontese identifica il Tacchino!

la-locanda-del-biru_logo-700

Ma perché identificare la sua locanda proprio con l’immagine del tacchino? e Lui cordialmente risponde:

“… perché qui, una volta, si allevavano tacchini com’è testimoniato dall’antico proverbio:

“Marcorengh abonda d’pitu”

Come in molti paesi, anche qui abbiamo maschere che identificano e rappresentano il paese nel Carnevale e sono il Biro, la Bira ed i Birini”.

Ma questa dev’essere una tradizione molto vecchia, strano che derivi solo dall’allevamento dei tacchini e, in effetti, c’è anche una piccola storia che racconta di un prete non meglio identificato che passando per la campagna rapì un tacchino e, non sapendo dove nasconderlo, lo mise sotto la tonaca.

Arrivato in canonica ed essendo in ritardo per la funzione, mise subito le vesti cerimoniali ed andò a dire Messa. Il tacchino, non potendo respirare, ad un certo punto, tirò fuori la testa ma nessuno di coloro che assistevano alla funzione religiosa si accorse della sua presenza e fu così che, parlando con il sacrestano, il prete, in un latino maccheronico, commentò che i presenti erano talmente presi da se stessi che non avevano neppure visto il ” Birum “.

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Visto l’avvicinarsi delle prossime festività di fine anno, un soggiorno alla Locanda del Biru potrebbe essere un buon metodo di disintossicazione dalla frenesia della vita quotidiana per ritrovare ritmi, gusti, sapori e bellezze di una vita semplice più a misura d’uomo.

Continuiamo l’amabile chiacchierata sul terrazzino che immette alla Locanda e, riscaldati da un caldo sole che smorza i rigori del freddo invernale e rischiara la splendida visuale dei dintorni, ci informiamo su cosa si possa conoscere di questo posto splendido.

Marcorengo ha una lunga storia che inizia, molto probabilmente, con un’insediamento longobardo dell’ VIII secolo ed è una meta turistica che offre molte cose da vedere in se ed anche in altri luoghi facilmente raggiungibili.

Il paese è anche molto ospitale e, oltre alla Locanda del Biru, esistono altre possibilità di soggiorno come, ad esempio, ‘ dalla Magna Livia ‘  (che, tradotto dal piemontese, suonerebbe: da Zia Livia).

Ma l’accoglienza sulla Strada Reale dei Vini Torinesi, nel Comune di Brusasco, non si limita certo alla Frazione di Marcorengo; appena sopra il paese, nell’antico borgo del ricetto adiacente il castello in Borgo Garibaldi, approfittando dell’ospitalità di Ca’ Borgo Vecchio, si potrà conoscere un’altra importante parte di storia che merita sicuramente un futuro articolo.