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Bianc ver

Bianc verSinonimi

Bianc vert nella variante più francofona. È identico alla Verdesse d’oltralpe; queste denominazioni derivano dal colore verdastro dell’uva, che permane anche a maturazione.

Maturazione dell’uva:

media epoca (terza decade di settembre).

Distribuzione geografica

Tipico vitigno alpino, ormai presente alquanto sporadicamente nell’Alta Valsusa, nella Val Chisone (Pomaretto e Perosa Argentina) e nel Pinerolese. Un tempo diffuso in Savoia e in Vallese, oggi praticamente scomparso in Francia, ma ancora coltivato in Svizzera con un recente, rinnovato interesse.

Principali caratteri morfologici

Foglia adulta: di piccole dimensioni, orbicolare, incisa, con 7-9 lobi, lembo lievemente bolloso, di colore verde assai scuro; nervature principali rosse fino alla prima biforcazione.
Grappolo a maturità: piccolo, cilindrico con una o due ali brevi, mediamente spargolo; peduncolo di media lunghezza, rosato.
Acino: medio-piccolo (1,8 g), ellissoidale, buccia spessa e consistente, molto pruinosa, di colore verde chiaro o verde giallastro; polpa succosa, sapida, assai gradevole, con pronunciata acidità; grossi vinaccioli visibili attraverso la buccia.

Attitudini colturali ed enologiche

Il Bian ver è un vitigno moderatamente vigoroso, con tralci dal portamento semi-eretto piuttosto sottili; si adatta bene ad essere allevato a spalliera. La fertilità è buona, ma non elevata; le gemme basali sono provviste di grappoli, ma per una resa idonea è preferibile una potatura lunga o mista. Nelle condizioni di osservazione il Bian ver non è un vitigno di forte produttività, ma capace di dare uve alquanto zuccherine, dotate di un sapore originale, assai gradevole. La poca uva di Bian ver ancora prodotta in Piemonte viene vinificata insieme ad altri vitigni per dare un bianco generalmente destinato al consumo famigliare. Le esperienze di vinificazione in purezza condotte in Francia e in Svizzera, e recentemente anche nel Pinerolese, hanno portato ad un vino decisamente interessante: alcolico, ben strutturato, sapido, di vivace acidità.

Si deve a Anna Schneider, Stefano Raimondi e Franco Mannini, ricercatori dell’Istituto di Virologia Vegetale del CNR, l’analisi e la descrizione dei vitigni tradizionali piemontesi.

Fotografie gentilmente concesse da Luca Cavallo